Il trappolone

17 10 2010

“Sabato c’è l’Open House all’Ovetto-nido, si deve andare, non trovi?”
Così me l’aveva venduta mamma Ova mercoledi mattina.
E con questo in mente sabato mattina papà Ovo aveva preso con se tutta la famiglia ed era entrato baldanzoso nell’Ovetto-nido.
Li, aveva controllato l’armadietto insieme all’Ovetta e a mamma Ova, era andato a far la pipì nel micro water insieme all’Ovetta e a mamma Ova e si era accovacciato gambe incrociate insieme all’Ovetta e a mamma Ova… nel frattempo l’Ovetto schiacciava un pisolo in mezzo ad un baccano indescrivibile di Ovetti che cercavano di affacciarsi sul bordo della culla onde poterlo vedere, toccare, forse anche  tossirgli addosso qualche microbo.
Poi una maestra si è avvicinata e con fare gentile e suadente ha prima edulcorato, quindi teso la trappola maligna: “Direi che qui può rimanere un genitore, poi magari vediamo, dipende da come reagisce la piccola, nel frattempo uno di voi potrebbe andare col piccolo nell’altra sala”.
A dire il vero non ho capito bene perché l’Ovetta, abituata al nido, avrebbe dovuto prender male  la presenza di entrambe i genitori, ma tant’è… visto che non sarebbe stato carino obiettare e visto che in fondo non avevo nulla in contrario, prendo con me l’Ovetto, apro il separè che ci divide dalla stanza accanto ed entro richiudendomi la porta dietro di me; quindi alzo gli occhi dall’Ovetto, che nel frattempo si è svegliato, e….”sono in trappola”.

Davanti a me una serie di coppie sedute in circolo, tutti gli occhi puntati sul ritardatario (cioè io), le donne mi guardano e sorridono (che papà premuroso, con il suo piccolo), gli uomini mi guardano con maschile solidarietà (hanno fregato anche te), sulla sinistra una donna mi accoglie e mi raggela “Prego si sieda, prenda un posto con noi, stiamo affrontando un tema che l’affascinerà di certo; stiamo affrontando il tema di quali siano state le sensazioni che lei, la sua coppia e l’intera sua famiglia ha provato nel momento dell’abbandono, cioè nel momento in cui sua figlia/o per la prima volta ha dovuto lasciare casa per iniziare questa splendida avventura che l’ha portato qui”
Valuto le possibilità: potrei gettarmi dalla finestra alla mia destra…. ma la culla con il piccolo è pesante, potrei fare una rapida inversione di marcia… ma non sarei molto credibile, guardo l’Ovetto… il vigliacco sta ridendo… sono in trappola… mi siedo.

Nella successiva mezz’ora sono successe le seguenti cose.
La donna di cui sopra, che è stato poi appurato essere una psicopedagoga o psicopedagogista (che tanto non so che cosa è) ha sparato un pistolotto iniziale che ha portato al culmine l’attenzione della platea di sesso femminile, mentre ha portato gli sguardi maschili verso il nulla ed oltre; per quanto riguarda l’Ovetto, beh, lui ha dato un’occhiata qua e là.
Mentre la platea femminile dibatteva alternando concetti intimisti a frasi da Bacio Perugina, il Monno non ce l’ha fatta più ed ha sparato nell’aere un PROTTTT che ha fatto voltare tutti… verso di me.
La platea maschile ha continuato a guardarsi le scarpe, e quando, nel migliore dei casi, qualcuno ha accennato a prender la parola, è stato prontamente redarguito dalla consorte di turno; il Monno rideva come un pazzo immerso in una nube di puzzette che pian piano si spargevano intorno, mentre i vicini si giravano a guardare… me.

Nel frattempo, dall’altra stanza giungevano urla di gioia, canti, balli, e chi più ne ha più ne metta; o forse era solo la mia immaginazione che sentiva tutto questo.
Poi, finalmente, la psicoquelcheè ci ha dato il compitino: “Ora torniamo di la, ed insieme ai nostri figli costruiremo su questi bellissimi cartoni ognuno un vagone; insieme formeranno un treno che accompagnerà gli Ovetti in questo splendida avventura che è il nido; mi raccomando, lasciate spazio ai piccoli, mettete dentro tutte le LORO emozioni ”.

A quel punto avrei dovuto prendere l’Ovetta, guardarla dritta negli occhi e chiederle:
“ Ma tu, duenne, come hai vissuto il momento dell’abbandono, che poi comunque non è un abbandono, diciamo il distacco, che poi comunque non è un distacco, diciamo il rimanere senza mamma e papà per qualche ora, che poi non è comunque così, diciamo…”
Lasciamo perdere;  ok facciamo un disegno!
La piccola si è girata, ha visto colla, conchiglie, carta, cartoncino, forbice, pennarelli, pasta, e non so così altro e si è gettata a capofitto…

Primo capolavoro dell'Ovetta: mare in cartone con pesci di pasta e conchiglie, fiore rosa con bottoni, sole di mais con raggi di stoffa, grande mongolfiera di cartone con tiranti in corda, il tutto avvolto in abbondante colla vinilica; pregasi notare la doppia firma Ovetta & Ovetto





Black Hawk down

26 09 2010

Luglio 2010

Versione “Marines”

Era una missione segretissima; nessuno sapeva che quell’elicottero si era alzato in volo.
Probabilmente era partito da pochi minuti, a bordo un solo pilota, si era alzato indisturbato e senza troppo clamore, aveva prima imboccato e poi attraversato il lungo canyon e appena uscito dalla gola aveva virato a destra quasi compiendo una U abbastanza stretta; in teoria, superato un piccolo pertugio sarebbe dovuto entrare in uno spazio abbastanza ampio ed agevole; per far cosa non ci è dato sapere ma tant’è che li, in quello spazio l’elicottero non è mai arrivato.
Un solo testimone ha assistito all’evento ma il trauma e lo shock non gli hanno permesso nemmeno a posteriori di spiegare per filo e per segno come un gioiello di tecnologia siffatto possa essere stato abbattuto e soprattutto da chi.
Certo, è stato grazie a questo testimone che l’allarme è stato lanciato e sempre grazie  a  lui i soccorsi sono stati portati sul luogo del disastro ed hanno potuto, con sangue freddo e lucidità, recuperare il pilota che è sopravvissuto e sta benone ed anche quasi tutto l’elicottero. Solo le pale dell’elica non sono state più recuperate in quanto inspiegabilmente finite in una faglia strettissima ed impenetrabile tanto che – per alcuni momenti – non ci si è neppure raccapezzati di come quelle pale siano potute cadere li dentro. E dove, ahimè, rimarranno anche in futuro visto che una commissione tecnica ha giudicato impossibile un loro recupero.

Versione “Ovetti”

“Mamma qui!”
“che c’è?”
“qui!”
“Ovetta, perchè indichi la porta della cucina?… ma dov’è finito l’elicotterino del lego che ti ho appena dato?”
“Eia qui” (ohibò, madre, lo tengo in mano, non vedi?)
“Ma manca l’omino!”
“… Eia la” (uh, quanto sei pignola, comunque l’omino è la sotto il tavolo)
“Ma mancano le pale!”
“Eia qui (sempre puntando il ditino verso la porta della cucina)”
“Ma insomma eravamo insieme in cameretta, sei uscita da un secondo come hai fatto a perdere già i pezzi? Dove sono finite le pale?”
“Eia qui!” (oh madre cocciuta, continuo a indicarti dove sono finite ma tu non mi ascolti!)
“Vuoi dirmi che sei riuscita ad infilarle nell’intercapedine della porta scorrevole? Ma non ci passa nemmeno uno spillo! Ma sei sicura? Ma come ci sei riuscita?”
“… …” (L’Ovetta sorride, compiaciuta di tale impresa)
Qualche ora dopo papà Ovo sentenzia che, in regime di trasloco infinito, con 64 scatole disseminate per casa e una moglie al nono mese di gravidanza, smontare una porta scorrevole per cercare di recuperare le pale gialle dell’elicottero rosso del lego non è tra le sue priorità, tali pale rimarranno quindi ivi sepolte.








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