Come una flittella (come una frittella)

19 02 2012

Come largamente anticipato un paio di settimane fa (si veda qui), l’intera settimana degli Ovetti genitori è stata organizzata in funzione della tanto sospirata scampagnata sulla neve prevista per questo weekend con prolungamento fin verso lunedì o martedì prossimo.
Per poter attuare il tutto, papà Ovo ha condensato alcune visite di lavoro ed è rimasto assente da lunedì a giovedì scorso compresi; al suo ritorno ha trovato: gli Ovetti in perfetta salute e mamma Ova un po’ preoccupata per il numero elevatissimo di compiti da correggere nel fine settimana montagnino.
Venerdì mattina, papà Ovo si è quindi recato in ufficio con un senso quasi palpabile di potere effettivamente effettuare la vacanza; la temuta invasione di cavallette non si era materializzata.
Poi sono successi i seguenti fatti.

1)        La maestra Fra dell’asilo del Monno ha telefonato a mamma Ova per metterla al corrente che l’Ovetto aveva vomitato per la prima volta in vita sua… “pregasi gentilmente di venirsi a riprendere l’infetto seduta stante; probabilmente il fatto che parecchi altri bimbi abbiano sintomi analoghi da un paio di giorni può aver influenzato”…. MA VA?!?
2)        Mamma Ova ha messo al corrente papà Ovo del fatto; il maschio dominante di casa Ovetti ha quindi reagito in maniera impeccabile: prima si è messo a piangere, poi ha chiamato il capo disdicendo le ferie e prenotando le stesse per una data che non dirà mai a nessuno fino a cinque minuti prima della partenza, infine è entrato in un bar e si è fatto un’intera bottiglia di rum… o almeno l’avrebbe voluto fare.
3)        Il Monno, capito come si fa a vomitare, ha deciso di concedere il bis sulla tuta di mamma Ova ed il bis del bis in cucina; poi non contento ha deciso di completare la marchiatura del suo territorio con altri semiliquidi, di cui è meglio non specificare la natura, sparsi per l’intera cameretta. Il che ha portato l’Ovetto in uno stato di estrema prostrazione: “Ohibo! Non capisco come sia potuto succedere… io che non porto il pannolone da svariati mesi… davvero non so capacitarmi… quasi quasi piango per il resto della serata…)

Le cavallette sono quindi arrivate in forma di gastroenterite.

Tanto per non concedere a nessuno ventate di inadeguato ottimismo la giornata di sabato è stata caratterizzata dalla sfida mamma / Ovetto.
L’Ovetto decideva dove vomitare e cosa colpire (i propri vestiti al completo, gli indumenti di papà, i mobili ed il pavimento del bagno, ecc…ecc…); mamma Ova cercava di sfornare una sequenza infinita di lavatrici per stare al passo delle performaces del cucciolo.
Alla sesta lavatrice, i due contendenti si sono dati appuntamento al giorno dopo in una situazione di parità: tanto vomito, tanto lavo.
Domenica, il piccolo è entrato in seria sofferenza da liquidi ed alla fine, impotenti davanti ad un pargolo che per 24 ore invoca “aqqua aqqua aqqua aqqua…” salvo buttare fuori tutto subito dopo, parte della nottata è stata passata in pronto soccorso.
Domani, si replica dalla pedi-nazi.

E l’Ovetta?
Beh l’Ovetta, si è comportata da signorina, poi, in un momento imprecisato di questo lungo fine settimana seduta sul water tra il Monno e papà Ovo ha sentenziato: “Papà, mio flatello è ploplio cotto. Cotto come una flittella!” (oh vetusto genitore, codesto giovane mio fratello è proprio malato; anzi direi che è proprio cotto come una frittella!).





Calma, classe e rassegnazione

18 12 2011

Quando all’inizio dell’estate, proprio nel momento in cui si stavano organizzando le vacanze, il Monno decise di ammalarsi di Coxsackie (in pratica la “piedimanibocca”), l’intera famiglia Ovetti dopo un primo momento di sconforto ha reagito con calma, rassegnazione e classe e si è preparata a vivere l’estate con la possibilità che prima o poi anche l’Ovetta si cospargesse di un’infinità di macchioline… cosa poi non avvenne.
La pedi-nazi, capo in forza supremo in fatto di salute degli Ovetti tutti e famosa per non tirarsi mai indietro nel momento di affondare un colpo morale sui malcapitati genitori di turno, ammonì sul fatto che “anche se si tratta di una malattia dello stesso ceppo della varicella… sappiate che comunque un domani la varicella se la potrà fare comunque!”

Lunedì – mamma Ova rientrante dall’asilo nido / papà Ovo sull’A14
“C’è un problema.”
“?”
“All’asilo del Monno ci sono 7 casi di varicella.”
“!”
“Ma sono solo nella classe dei grandi.”
Martedì– mamma Ova rientrante dall’asilo del Monno / papà Ovo sull’A3
“Ha una macchiolina.”
“Solo una?”
“Si, ma più che una macchiolina si tratta di un foruncolo… credo.”
“Sperem.”
Mercoledì – mamma Ova rientrante dall’asilo del Monno / papà Ovo sull’A1
“Tranquillo, nessuna macchiolina.”
“Bene!”
“Rimane solo quella grossa bollicina.”
“Sperem.”
Giovedì – mamma Ova rientrante dall’asilo del Monno / papà Ovo sull’A4
“Ci sono casi anche nella classe dei piccoli.”
“Gasp!”
“Ma non vedo macchioline.”
“Meno male.”
“A parte quella grossissima vescicolina.”
“Sperem.”
Venerdì, primo pomeriggio
“Driiin, driiin”
“Pronto? Papà Ovo?”
“Sì.”
“Sono la maestra Fra, credo che il Monno abbia la varicella. Saresti così gentile da venirlo a prendere in modo che vi sia una remota possibilità che i reduci dall’epidemia possano rimanere reduci?”
“Ma ne sei sicura?”
“Ehm… io farei un controllo dalla pedi-nazi.”
Venerdì, tardo pomeriggio
“Salve, sarei venuto per farle veder l’Ovetto, sarebbe così gentile da negare la presenza di qualsiasi virus sì che l’intera famiglia possa trascorrere le vacanze lietamente?”

La pedi nazi osserva il bimbo. Lo scopre (irritando il cucciolo), gli infila un bastoncino in bocca (facendolo arrabbiare per quanto sia possibile far arrabbiare il Monno) e sentenzia:
“Si tratta di “Herpesvirus umano 3”, ce l’ha dappertutto, anche in bocca. Ve ne state chiusi in casa fino almeno a lunedì e comunque solo quando l’ultima vescicola si è seccata, non sarà più contagioso. Per quanto riguarda sua sorella, l’Ovetta ha ottime probabilità di beccarsela. Diciamo che le possibilità che si ammali prima di Natale sono scarse, tra Natale e capodanno discrete ma non eccessive e tra capodanno e l’epifania alte.”
“Scusi: che cos’è l’Herpesvirus umano 3?”
“La varicella. Buon Natale!”

La famiglia Ovetti si sta preparando a vivere le vacanze con una perenne spada di Damocle sulla testa, mamma Ova e papà Ovo sperano ardentemente che il Monno non prenda l’abitudine di ammalarsi sempre all’inizio di ogni vacanza (si veda qui) mentre gli Ovetti… beh, a loro poco importa, macchioline si o macchioline no… per loro sarà pur sempre Natale!





Il cucchiaio fucsia

27 11 2011

Lunedi scorso il piccolo di casa Ovetti ha compiuto il classico “piccolo passo per l’umanità … ma un grande balzo per me”.
All’incirca verso le 9, mano nella mano di mamma Ova, ha suonato al portone dell’asilo nido (hai tempi battezzato “quaqua” dall’Ovetta) ed ha fatto il primo passo della sua (crediamo) lunghissima carriera studentesca.

Mamma e papà avevano previsto che nei primi giorni il piccolo avrebbe compiuto i seguenti passi che effettivamente sono avvenuti:

1)        il piccolo si è guardato intorno, ha visto vari giochi e si è quindi fiondato in mezzo a loro totalmente incurante di tutto il mondo che stava intorno.
2)        il piccolo ha cominciato a ciucciare freneticamente qualsiasi cosa gli capitasse a tiro (“ora che l’ho ciucciato dovrebbe esser chiaro al mondo intero che ne detengo il potere”).
3)        solo in un secondo momento si è accorto che il luogo è popolato da un sacco di bimbi più o meno grandi: i primi sono interessanti perché assomigliano alla sorella, i secondi piangono spesso… proprio come la sorella. In entrambi i casi, non vale la pena lasciare i giochini per cominciare a socializzare.
4)        solo dopo cinque minuti ha alzato la testa, ha cercato la mamma ed è andato da lei per esternarle un dubbio enorme che come un tarlo non gli permetteva più di giocare: “CACCA?!?” (“Ohibo, madre mia! Mi sono fatto prendere così tanto dai giochi presenti in si divertente loco, che mi sovviene solo ora di non essermi accertato della presenza di un locale adibito all’espletamento dei bisogni corporei. Spero che tu non sia stata così stolta da portarmi in un loco privo di siffatto locale ma, dato che non potrei fidarmi della tua sola parola, gradirei che mi accompagnassi in bagno immediatamente onde poter controllare e, già che ci sono, possa anche fare la cacca!”).
5)        solo una volta uscito ha notato anche la presenza di alcune persone adulte di sesso femminile che avrebbero gradito esser chiamate “maestre”: la qual cosa però non l’ha toccato minimamente visto che il vocabolario del Monno vive praticamente sul dualismo “Mamma-Cacca” con pochissime eccezioni.
6)        a questo punto ha anche accettato, spesso controvoglia, i primi cenni di socializzazione che gli altri bimbi gli mostravano: tradotto vuol dire che quando qualche bimbo gli fregava un giochino, lui lo rimbrottava ma alla fine decideva di lasciarglielo e spostarsi a prenderne un altro (probabilmente dentro di sè deve anche aver pensato… tra un paio d’anno ti gonfio come una zampogna… ma non l’ha dato a vedere).
7)        beh, … ovviamente a questo punto è ritornato in bagno per controllare che i piccoli water finalmente ad altezza Monno fossero ancora tutti quanti lì belli e disponibili.
8)        ha poi affrontato il suo primo momento difficile, quello in cui viene distribuita la frutta: certo, finalmente l’adulta che si fa chiamare Maestra ha un ruolo da vero leader (la distributrice di pappa), però il fatto che la banana non venga infilata solo nella bocca del piccolo Ovetto ma che anche altri bimbi abbiano l’ardire di chiederne (ed ottenerne!) dei pezzetti è francamente qualcosa su cui il piccolo deve riflettere nei prossimi giorni.
9)        ad un certo punto ha deciso quale sarà il suo gioco principe. Un banalissimo cucchiaino fucsia di nessunissima attrazione (almeno apparente); ovviamente lo stesso oggetto è stato scelto anche dall’Ovetto Ale il che ha già scatenato risse furibonde a colpi di ciucciate.

Ora, fin qui tutto previsto.
Ma il Monno, sempre serio, compito ed educato, era solito piantare pianti colossali allorquando mamma o papà cercavano di lasciarlo agli Ucas prima di andare al lavoro; appena infatti il fetente genitore si alzava e si metteva il cappotto pronto per uscire, ecco che il piccolo si gettava tra le gambe dell’augusto piangendo lacrime disperate e creando quindi quella sensazione di abbandono totale che solo un cucciolo riesce a mettere in scena.
Se riusciva a fare tutto questo a casa degli Ucas, cosa avrebbe fatto il piccolo in un asilo nido in mezzo a bimbi sconosciuti e urlanti e a Maestre ignote?

Mamma Ova si alza,
il Monno la vede,
Mamma Ova si veste e si prepara ad uscire,
il Monno smette di giocare e la guarda,
Mamma Ova saluta con la manina “Ciao piccolino, ci vediamo tra poco”,
il Monno la saluta, si gira dall’altra parte e torna a giocare.

No, questo non era previsto.








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