Il lumacone

8 05 2011

Contrariamente a quanto avvenuto con l’Ovetta, al secolo “culodipiombo”, che fino all’anno compiuto non ne ha voluto proprio sapere ne di gattonare ne, tantomeno, di camminare,  l’Ovetto sta bruciando le tappe e nel breve volgere di un paio di settimane ha stravolto il suo “essere in movimento”.

Dapprima ha ondeggiato staticamente sul suo culotto ottenendo però scarsi risultati in termini di mobilità: andar su è giù sul culotto infatti non avvicina ne allontana alcuna meta.
Poi ha poggiato le manine avanti e, con un moto tutto suo è partito lancia in resta in… retromarcia: il che ha prodotto notevole frustrazione nel piccolo.
Quindi ha aggiustato la marcia in avanti salvo dimenticarsi la gambotta sinistra piegata a 90° sotto il culotto stesso: il che ha permesso si di raggiungere la meta prefissata  ma tramite un percorso non proprio lineare, piuttosto tendente ad ampi semicerchi destrorsi.
Infine, e siamo all’attualità, il cucciolo ha raddrizzato anche la gambotta sinistra e ormai gattona nel più classico dei movimenti di un bimbo sotto l’anno.

Ora infatti, ovunque tu vada, puoi star certo che lui arriverà li; magari non subito, magari ci metterà un pochino, ma lui arriverà.
Vai a cucinare in cucina? Lui poco dopo ti si aggrappa ai pantaloni… difficilissimo passare dai fornelli al frigorifero con un Monno attaccato ai pantaloni.
Vai in bagno e ti siedi sul vater? Lui poco dopo è li, per aiutarti a “spingere”
Torni dal lavoro a fine giornata? Lui sbuca dalla cameretta, ti vede, sorride, punta ben bene le gambotte e le braccia a terra e parte per venirti incontro e salutarti.

Tutto bellissimo MA… ovviamente c’è un MA

Papà Ovo narra che Mamma Ova disse la frase “starà mettendo i denti” quando l’autunno era alle porte.
Di tempo ne è passato, 5 dentini sono sbucati, ma ne mancano sempre una trentina circa ed il cucciolo continua da mesi a:

  • massaggiarsi vigorosamente le gengive
  • strappare coi dentini tutto ciò che gli si para davanti
  • sbavare.

Ecco, il “MA” sta proprio nell’ultimo punto.

L’Ovetto sbava.
E’ una sua prerogativa, un suo segno (nel vero senso della parola) distintivo, un suo modo d’essere.

Ora, se si associa un gattonare continuo con uno sbavare altrettanto continuo si può capire facilmente che casa Ovetti è al momento segnata dalle scie che il piccolo ci lascia; ma attenzione! Non di scie lineari si sta parlando, nossignore! Il cucciolo prima sbava, poi passa con le manine impiastricciando ben bene la zona, quindi spiaccica il tutto passandoci sopra col culotto, infine arrivano le gambotte che a mo di tergicristallo sventagliano il liquido rimasto a destra e a manca.

E, come si diceva prima,… per tutta la casa.

Potete ben capire quindi perché, anche se il piccolo non ha nemmeno 10 mesi, anche se avrebbe diritto a prendersela comoda, anche se in fondo è giusto che si prenda i suoi ritmi, anche se tutto questo ed altro ancora,… beh, gli Ovo genitori sono rimasti particolarmente contento di vedere il Monno alzarsi in piedi per la prima volta… barcollante… un po’ impaurito… orgoglioso… e con la bavetta che cade “solo” sulla maglietta!





Chi lo sa?

10 04 2011

“Francamente è inaccettabile.”
Questo deve essere il pensiero del Monno incastrato, per l’ennesima volta, coi piedini nell’angolo dietro la porta della cameretta.

Tutto comincia quando sua Signoria, il Lord, l’Ovetto finisce di ciucciare tutto quanto era a suo tiro sul tappetone morbido dove mamma o papà l’avevano lasciato.
Una volta assaggiato il cubotto, la lampada luminescente, l’orsacchiotto gay, quello col miele, una volta ascoltata e riascoltata la musichetta di mamma cangura e quella del telefono parlante, ecco… solo allora, il Monno alza il capoccione alla ricerca di qualche cosa di nuovo da ciucciare.
Inevitabilmente l’occhio cade su un oggetto al di fuori della sua portata, addirittura nemmeno posta sul tappetone, nossignore, l’oggetto del desiderio è un qualsiasi oggetto posto in mezzo alla stanza.
L’Ovetto non fa una piega, lo fissa un secondo per convincersi che ne valga veramente la pena e poi, convinto appunto, mette in atto la sua tecnica a 6 fasi.

Fase 1: Ribaltamento a pancia in su e rotolamento fino al bordo del tappetone. Questa fase serve appunto per arrivare fino al bordo del tappetone stesso.

Fase 2: Posizione Budda e scivolamento del culone. Qui il nostro eroe si rimette seduto (nella sua classica posizione detta “del Budda stanco” grazie a gote, sottogote e cosciotti prominenti) e si fa scivolare lentamente fino a poggiare le terga sul pavimento; ci siamo staccati dal tappetone, siamo in territorio nemico!

Fase 3: Saltellamento sul posto. Il cucciolo comincia quindi a saltellare col culotto verso l’oggetto del desiderio ma, ahime, ben presto si accorge che saltellare, senza spingere contemporaneamente verso la meta, ha il solo scopo di stancarsi ma non ci si muove nemmeno di un centimetro; probabilmente è a questo punto che al Monno viene il sospetto che il culotto non serva poi a granchè!

Fase 4: Ribaltamento a pancia in giù e giravolta a “bussola impazzita”. Constatato che sbatacchiare in su ed in giù il culotto non serve a granchè, il nostro eroe si butta pancia in giù evitando, quasi sempre, di prendersi una musata col pavimento. Sfortunatamente, tra il saltellamento col culotto e la manovra di ribaltamento, il cucciolo ha perso un poco l’orientamento ed allora ecco che, pancia a terra e braccia e gambe leggermente alzate, comincia a girare su se stesso per 2 o 3 volte (tipo bussola impazzita, appunto) fino a riallinearsi con l’obiettivo.

Fase 5: Ondulamento. Con la meta ben davanti, il piccolo si punta su gambe e manine ed alza il corpo ed il culone. Comincia  a questo punto ad ondeggiare avanti ed indietro sempre più smanioso ma anche questa volta, ahime, deve amaramente constatare che nemmeno ondeggiare sembra avvicinarlo granchè alla meta; culone all’aria è ormai certo che il suo fondoschiena ha qualche cosa che non va: non serve a niente!

Fase 6: Il fallimento. Ritornato rasoterra parte sicuro verso la meta, prima una manina, poi l’altra, poi ancora una manina, poi ancora l’altra… ma… cosa succede? Sta andando indietro!!! Il piccolo non si capacita di come mai pur alternando così bene le manine, pur muovendosi in un movimento così perfetto lui, invece che avvicinarsi, si sta irrimediabilmente allontanando dalla meta stessa; allora comincia a lamentarsi e e le manine aumentano i movimenti, e anche i piedini, e allora ci si sforza di più e…e…e…e…

E alla fine eccolo li, incastrato, per l’ennesima volta, coi piedini nell’angolo dietro la porta della cameretta, il punto più lontano al centro della stanza, luogo che avrebbe voluto raggiungere, luogo dove il suo giochino l’aspetta.

E’ stizzito, il piccolo, ce l‘ha messa tutta, ha le gote rosse di rabbia e piagnucola pure (che per l’Ovetto è tutto dire).

Certo mamma o papà lo prendono e lo portano in centro alla stanza dal suo amato giochino che viene immediatamente ciucciato con voracità, ma non è, per caso, che qualcuno di voi sa come ci si muova in avanti e non indietro? E soprattutto, a cosa cavolo serve sto’ culone? Chi lo sa?





Poang

19 12 2010

Ore 4,15
“Ngheee….ngheee….”
“A…r…r…i…v…o” biascica Mamma Ova.
L’Ovetto ha preteso un supplemento di tetta notturno.

Ore 6,12
“Mamma? Nanna pù” (Carissimo genitore di sesso femminile che dormi al piano di sopra, gradirei informarti che la sottoscritta Ovetta non avrebbe alcuna intenzione di proseguire nell’atto del dormire, saresti sì gentile da raggiungermi in loco?)
“V…a…d…o   i…o” biascica Papà Ovo.
L’Ovetta si è svegliata presto, un filo troppo presto per essere domenica mattina, papà Ovo ha raggiunto la piccola e nell’ordine ha:
1)            tergiversato il primo minuto in cui la piccola ha esternato la sua profonda insoddisfazione nel veder arrivare il genitore del sesso sbagliato;
2)            contato (come da richiesta della duenne) da uno a duecentotrentasei in modo talmente lento e monotono che quasi si addormentava lui stesso. Lo scopo di contare in questo modo sarebbe stato quello di addormentare la cucciola che però arrivati a duecentotrentacinque ha semplicemente detto: “Pu conti, Eia svella, di la?” (Non contare più, mi stai dando anche un po’ noia visto che sono sveglia, andiamo di la?);
3)            Fatto il passo falso: “Ovetta ti va di fare una coccola cinque minuti qui con il papà? Poi andiamo in cucina e facciamo colazione” …. “Si!”.

Il sottoscritto ha preso in braccio la cucciola, si è seduto con lei sulla poltrona  e prima che potessi aprire bocca la piccola… russava!
Si, la creatura che si era svegliata alle 6 e dodici di una domenica mattina, quella che non ne aveva voluto sapere nulla di dormire mentre suo padre contava fino all’infinito ora dormiva placida e beata sulla sua spalla.

Papà Ovo ha quindi passato i successivi 105 minuti immobile seduto sulla Poang Ikea rossa della camera degli Ovetti con aggrappato al collo un’Ovetta duenne russante; ha avuto così il tempo di pensare ai progressi recenti dell’altro Ovetto che dormiva beatamente al piano di sopra e realizzato che:

1)      A cinque mesi appena compiuti il piccolo ha deciso di alzarsi in piedi e mostrare al mondo che al momento lui non sa gattonare (ma non gli è stato richiesto), non sa stare seduto (ma non gli è stato richiesto),  non sa stare nemmeno sdraiato culo in su (e magari qui ci potremmo anche dare una mossa), ma sa stare in piedi!

2)      Nell’ultimo periodo ha subito un crollo repentino nella doppia classifica dei percentili passando da un doppio 98% che lo posizionava orgogliosamente tra i bimbi più ciccioni della Lombardia, d’Italia, dell’UE e forse del mondo intero ad un modesto 80%.
Il piccolo, frustrato da tale deludente risultato che lo ha di fatto declassato a semplice bimbo “grosso”, ha deciso di recuperare posizioni e, di tanto in tanto, reclama una tetta extra notturna (che mamma Ova non gradisce … of course!)

3)      Infine ha ampliato i suoi gusti musicali affiancando a “La Tartaruga” (per chi non si ricorda… clicchi qui) anche “La gatta” (Gino Paoli, 1960); ovviamente anche l’Ovetta ha immediatamente creato una unplugged version dalla melodia piena di dejavu (la potete ascoltare cliccando qui)

Alle 8,45 la piccola si è svegliata, mamma Ova è apparsa alla porta e si è portata via la duenne, il sottoscritto si è alzato dalla Poang Ikea rossa con dolori in ogni dove:  la suddetta poltrona non è fatta per queste cose… oppure non lo è fatto il sottoscritto.








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