Le cavallette

5 02 2012

Una decina di giorno fa papà Ovo, in un impeto d’inspiegabile ottimismo, aveva proposto una quattro giorni di montagna per l’intera famiglia.
C’era da togliere le ragnatele dagli sci, c’era da raccattare a destra e a manca le tute da neve per gli ovetti, c’era da mettersi a cercare un posto dove andare o, in alternativa, c’era da mettere in conto di andare ad accendere il riscaldamento della casetta di montagna un paio di giorni prima di portarci gli Ovetti: insomma non che la cosa fosse facilissima, ma si poteva fare.

Con altrettanto inspiegabile ottimismo, mamma Ova aveva anche fatto in modo di non aver nessuna lezione in quei giorni; il che era stato possibile solo grazie ad un complicatissimo intreccio di favori che poi, ovviamente, un domani andranno restituiti.

Da quel fatidico momento di dieci giorni fa sono successi i seguenti fatti:

1)        Casa Ovetti è stata colpita dal terremoto.
2)        L’Ovetta si è ammalata, dapprima colpita da febbriciattola intorno ai 37.1, ha successivamente manifestato una faccia da pesce lesso che è durata per 3 giorni, dopodiché ha cominciato a lasciare scie verdi di mocio in ogni dove (e intendiamo proprio in ogni dove).
3)        Casa Ovetti è stata colpita da un secondo terremoto.
4)        I meteorologi hanno previsto la settimana più fredda degli ultimi 25 anni.
5)        Casa Ovetti è stata colpita dal terzo terremoto.
6)        Il Monno si è ammalato, dapprima colpito da febbre intorno ai 38, ha successivamente inscenato una faccia da moribondo e contemporaneamente ha deciso di dormire il dormibile per tre giorni alla fine dei quali ha cominciato a lasciare scie gialle di mocio in ogni dove (e intendiamo proprio in ogni dove).
7)        Il termometro ha effettivamente toccato punte di -11°C serali tanto che il calcetto di papà Ovo è stato eccezionalmente spostato indoor (cosa mai successa finora in questa stagione 2011/2012).
8)        La gentil Taniapuliscimicasaperpiacere ha dato forfeit lasciando casa Ovetti in balia di scie gialle e verdi poco gradevoli alla vista ed al tatto.
9)        Mamma Ova si è ammalata; dapprima colta da febbriciattola, si è abbattuta a letto quando il termometro ha raggiunto i 39.
Ora vaga per casa lasciando scie melange gialloverdi (ma lei per fortuna le raccoglie).
10)     Papà Ovo ieri sera ha aperto la finestra e si è rivolto direttamente al gran capo lassù: “Ok, non volevi che andassimo in vacanza… forse però hai esagerato un pochino anche tu, non credi?”

I propositi di una quattro giorni di vacanza sono stati solo spostati di un paio di settimane quindi, nel caso tra il 18 ed il 21 febbraio ci fosse un’invasione di cavallette… beh, sapete di chi sarebbe la colpa.

Nota a margine:
“Ovetta! Hai sentito il terremoto?”
“No, folse i miei amici stavano facendo tloppo lumole”
“Ah! Capisco; forse hai ragione tu. Non è importante.”
“Papà…”
“Dimmi tesoro.”
“Ma tu lo hai sentito il tellemoto?”
“Si, l’ho sentito.”
“E cosa ti ha detto?”





Clausura

8 01 2012

Il piano
All’inizio di dicembre, pensando alle vacanze di Natale, papà Ovo aveva esposto la road map di casa Ovetti sul fronte vacanziero.
Il piano prevedeva:
una giornata di assoluto svago pre Natalizio in assoluta solitudine, seguita dalla classica due giorni di tour de force tra Natale e Santo Stefano; poi un trittico di giornate da passare in totale dedizione ai due cuccioli impegnati con i nuovi giochi arrivati per Natale.
Poi, intorno al 30 o 31 dicembre, si sarebbe organizzato il cenone come sempre a casa di amici e la seconda parte delle vacanze si sarebbe divisa fra qualche giorno in montagna e un insieme di visite ad amici vari. Infine sarebbe arrivato l’8 gennaio, il giorno prima del rientro al lavoro… e una depressione pre-lavorativa sarebbe calata su papà Ovo.
Un piano variegato, assolutamente non noioso, totalmente approvato da mamma Ova.

Il primo intoppo
Una quindicina di giorni prima di Natale, come narrato qui, il Monno viene colpito da varicella.
E come se nulla fosse, papà Ovo rinuncia alla sua giornata di totale solitudine pre Natalizia: poco importa – pensa – … mi rifarò più avanti.

Il secondo, tragico, intoppo
Dopo aver svalicato la due giorni Natalizia, dopo aver visto il Monno rinascere dalla varicella e dopo essersi immolati in una tre giorni di soli giochi – soli giochi – soli giochi con i cuccioli (chiaro?),  gli Ovo genitori erano pronti per la seconda parte della vacanza allorquando l’Ovetta chiede: “Mamma? Che cos’è quetta bollicina?”
La “bollicina” in questione ha provocato le seguenti reazioni:
1)        costatazione immediata di varicella anche per l’Ovetta (pare che il Monno abbia riso sotto i baffi che non ha… ma questo non è confermato)
2)        telefonata alla Pedi Nazi che, senza nemmeno smettere di mangiare il panettone, ha sentenziato qualche cosa tipo: “Non avevate nessuna possibilità di scamparla, ne riparliamo tra 2 settimane, per ora state in casa, buone feste”.

I piani dell’Ovetto family hanno quindi subito delle piccole variazioni.
1)    Il cenone di capodanno con amici ed Ovetti vari è stato sostituito dalla visione di un film – “Rio” per la precisione – a casa, solo mamma Ova e papà Ovo in compagnia dello zio A.
Giusto per completezza, lo zio A colpito da gastroenterite nei suoi giorni di ferie italiani si è unito al lazzaretto Ovetti giusto per non stare da solo anche lui.
Non dimentichiamo però che per ravvivare la serata, ogni tanto si ricevevano visite virtuali ma rigorosamente tramite skype o facetime.
2)   La tre giorni di soli giochi – soli giochi – soli giochi (chiaro?) è stata estesa per qualche altro giorno: otto per l’esattezza! Portando il periodo di clausura ad un totale di 11 giorni (su 14 di vacanza).
3)   Non si sono avute più notizie di giorni in montagna nè di visite vere ad amici.

In compenso, un periodo di clausura totale di così lunga durata ha evidenziato alcuni aspetti di cui non sospettavamo:
1)            il numero di volte in cui riesci a ripetere alla cucciola “NON TI GRATTARE” è almeno pari al numero delle volte che la stessa Ovetta ti chiede di rileggere i libri che ha ricevuto da Babbo Natale… cioè tende ad infinito.
2)            Il numero di volte che il Monno vuole ascoltare il suo trittico di canzoni preferite “Tatta” “Emmel” “Cacca” (La bella tartaruga +  Elmer l’elefantino variopinto + Mi scappa la pipì papà) è anch’esso tendente all’infinito.
3)            Dopo qualche giorno i due Ovetti tendono a scambiarsi i desideri: cioè l’Ovetta vuole ascoltare le canzoncine ed il Monno vuole leggere i libri; come immaginabile tutto ciò non porta ad un miglioramento della condizione generale.
4)            Impari che la casa del Playmobil sarebbe da costruire in 90 minuti (come da libretto da istruzioni) ma tu riesci a metterci 4 giorni… tanto per far passare il tempo.
5)            Impari che il puzzle da 60 oppure quello da 36 ma anche quello da 24 non sono poi male da costruire… tanto per far passare il tempo.
6)            Impari tutta la programmazione di sky.

Epilogo
Questa mattina, con un tempismo eccezionale, l’ultima bollicina dell’Ovetta si è seccata; la piccola non è più infettiva, giusto in tempo per rientrare all’asilo.
Questo pomeriggio, con un tempismo eccezionale, la depressione pre-lavorativa ha colpito papà Ovo come da previsioni.
Questa sera, con un tempismo eccezionale, l’Ovetta ha chiesto nuovamente che gli venisse letto il libro di Elmer.
“Ancora? Ma non ti sembra abbastanza?”
“No”
“Ma te l’ho letto negli ultimi 10 giorni almeno 3 volte al giorno e tua madre ha fatto altrettanto. Direi che può bastare, no?”


“Facciamo un lipassino” (Caro genitore, vabbe, non rileggerlo, facciamo solo un ripassino!)

Buon Anno a tutti, domani si ricomincia.

Gli Ovetti in versione anti grattata da Varicella, ma a loro piace credere di esser Nanetti di Biancaneve (Cucciolo e Mammoloper la precisione)





Tutti al mare 2011

4 09 2011

Un giorno qualsiasi, nel pieno dell’estate. Una mattina qualsiasi, sulla spiaggia davanti alla casa delle vacanze.

Lui sta giocando con le sue formine, intento a buttare sabbia ovunque, fin quando, improvvisamente, si alza.
Lei sta giocando con le sue formine, vede lui alzarsi e ti chiede: “Cosa fa il Monno?”
Lui guarda di qua, ora di là, individua il suo obbiettivo seminascosto dietro qualche ombrellone e parte lancia in resta.
Lei lo vede partire (come ogni giorno), mette giù i suoi giochini (come ogni giorno) e ti chiede (come ogni giorno): “Dove va il Monno?”

Lui pare non esser preoccupato che né sua sorella, né suo padre, né sua madre lo stiano seguendo.
Lei prende la mano del genitore, non la molla più e fila dietro suo fratello.
Lui supera tutti gli ombrelloni, contraccambia il saluto là dove è stato salutato, dà una sbirciatina alla bimba piccola che dorme sempre, aggira il lettino di quello che legge il giornale e butta un’occhiata interessata ai giochini dei bimbi più grandi; poi finalmente arriva alla meta.
Lei fa esattamente la stessa cosa, poi ti chiede anche: “Cosa c’ela sclitto sul giolnale?”
Lui, a quel punto, senza saperlo, è oggetto degli sguardi di molti dei presenti che non si capacitano di cosa ci faccia lì, da solo, il Monno, panciotta all’aria e fiero del suo costumino arancione shocking che spesso tiene al riparo il pisellino, che però ogni tanto invece gli sbisciola fuori.
Lei, a quel punto, guarda gli astanti giusto per farsi i fatti loro.
Lui, tronfio e soddisfatto, ha occhi solo per la sua meta che sta finalmente lì davanti: il mare.
Lei vede il mare e ci si butta dentro fino a quando lo stesso non le copre… le caviglie… di più per cominciare potrebbe essere eccessivo.
Lui scruta l’azzurro davanti, si ferma un secondo, poi riparte dritto come un fuso puntando il mare aperto.
Lei decide che avere il mare alle caviglie è esattamente quello che voleva sin dall’inizio e da lì non si vorrebbe schiodare più. Giusto l’intervento di mamma Ova e la voglia di emulazione dell’intraprendenza del fratello minore (si veda poi) la convincono ad afferrare energicamente la coscia della propria madre ed entrare in mare “profondo” sempre stando ben attenta a non mollare MAI gli artigli dalla suddetta coscia.
E lui?
Beh, lui comincia una battaglia personale contro l’azzurro mare che gli sta di fronte.

La prima onda non lo sposta di un millimetro, lui punta diritto verso la risacca. Ma il risucchio gli leva un po’ di sabbia da sotto i piedi ed il nostro eroe barcolla leggermente; pazienza, lui prosegue comunque dritto verso l’abisso.
La seconda onda lo colpisce fino sulle cosce e lo fa cascare sul culotto; lui si acciglia, si rialza con qualche difficoltà, guarda il mare dritto in faccia, alza il pugnetto minaccioso e gli grida tutto il suo disappunto: “TADDDAATATTATAATAA”; poi riparte dritto verso il mare aperto.
La terza onda lo ribalta completamente, finisce sotto con la testa in un carpiato involontario; solo a questo punto interviene la mano di uno degli Ovo-genitori a raddrizzare il piccolo che guarda truce ed arrabbiato il mare quasi a volergli dire: “Se non arrivava lui, vedevi tu!”.
E semplicemente il gioco ricomincia… dalla prima onda… all’infinito o quasi.

L’Ovetto-family è rientrata al completo, le vacanze son finite; per quanto riguarda il rapporto dei cuccioli con il mare, beh… diciamo che ad entrambi è piaciuto,… in modo differente ma è piaciuto.

PS:
“Nonna?” (Ohila, vetusta parente)
“Dimmi Ovetta”
“Sono stata al male” (Volevo informarti di esser stata in vacanza al mare)
“Davvero? E cosa hai fatto?”
“I tuffi, da sola!”

La fantasia dell’Ovetta non lascia a desiderare.

Gli Ovetti, padroni del lungomare, stemperano le fatiche giornaliere con una tonificante passeggiata








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