La fine del mondo (o almeno di questo)

16 12 2012

Quando quattro anni fa abbiamo cominciato a scrivere la storia di questa famiglia che piano piano cresceva, non sapevo se sarei mai stato capace di portare avanti il tutto per più di un mese… decisamente avrei detto non più di un anno… invece…

Quando tre anni fa abbiamo capito che in fondo ci riuscivamo bene ad aggiornare il sito, quasi quasi ci siamo rilassati… allora è arrivato il Monno a ricordarci che rilassarci non è cosa possibile.

Quando due anni fa mi venne l’ideuzza di prendere armi e bagagli e trasferire questo diario su un sito fatto tutto da noi, bollai l’idea come semplicemente troppo difficile; in realtà provai a leggere qualche cosa in internet ma mi persi tra gli “hosting” ed i “domini”, i “register” ed i “dns”… no, troppa roba per chi ha sempre le mani tra un pannolino e l’altro come noi.

Quando l’anno scorso, colpito da improvviso momento di “shopping digitale complusivo” presi possesso di un dominio e mi diedi tempo “massimo un anno” per provare seriamente a metter su il nostro “sito 2.0” ancora non sapevo che la Pico-Ovetta avrebbe portato via parecchio di quell’anno di tempo.

Quest’anno, finalmente, dopo un contrattempo dell’ultimo minuto che ci ha portato un po’ più in là con la scadenza che ci eravamo dati, la nostra nuova casa sul web è pronta.

Questo post è, allo stesso tempo, l’ultimo che si leggerà su www.ovetti.wordpress.com ed il primo che si leggerà sul nuovo sito, una casa non più ospite di wordpress che però rimarrà a farne girare il motore.
Lì, ci saranno anche le nostre foto, una sezione “Ucas & vip only” e poi un domani chissà…

In teoria il passaggio dovrebbe essere trasparente; nei prossimi giorni chiunque arriverà su questo sito si vedrà reindirizzare direttamente al nuovo,… in teoria; in pratica da domani si vedrà.

E comunque, se proprio proprio volete già darci una sbirciatina, basta che dall’indirizzo togliate la scritta “wordpress”… capito  ;-) ?

E per quelli che stanno già leggendo dal nuovo sito?

Beh, benvenuti! E come quattro anni fa non ci resta che cominciare col dire:

“Ciao Mondo!”





Progetto

9 12 2012

Ieri sera, nel bagno di casa Ovetti, chiunque fosse passato da quelle parti avrebbe potuto osservare un trio posizionato nel seguente modo:
all’estrema destra, seduta sul water, l’Ovetta; all’estrema sinistra, seduto sul vasino, il Monno; in mezzo, seduto su un treppiedi piccolissimo e giallo di una nota marca svedese di mobili, papà Ovo che guardava in faccia i primi due personaggi.

Ma a stupire il possibile passante, non sarebbe stato ciò che avrebbe visto quanto quello che avrebbe sentito…

(Ovetta) “Sai, non c’ela ploplio posto da nessuna palte.”
(Papà ovo) “Scusa? Ma di chi stai parlando?”
(Monno) “Io fazzo la pipì.”
O:        “Di Malia e di San Giuseppe, ploplio non sapevano dove andale a dolmile.”
P:        “Ah Stai parlando della notte di Natale!”
M:       “Ecco, l’ho fatta tutta la pipì.”
O:        “Avevano anche plenotato l’albelgo, ma invece niente, non c’ela ploplio posto.”
M:       “E allora cosa hanno fatto? Dove sono andati a dormire?”
O:        “In una mungitoia, davvelo, me lo ha detto la maestla P.”
P:        “Mangiatoia tesoro, si dice mangiatoia; e tu, se hai finito di fare la pipì puoi anche alzarti.”
M:       “No, adezzo devo fare la cacca”
O:        “E siccome faceva tanto fleddo almeno c’ela un asinello e soplatutto una mucca”
P:        “Perché soprattutto una mucca? Che c’è Monno? Perché allunghi le tue manine verso di me?”
M:       “Devo fare la c-a-c-c-a, mi tieni le manine che spingo?”
O:        “E pelchè la mucca faceva HUUHUHHUHHHU e soffiava caldo su Malia e Giuseppe che avevano fleddo.”
P:        “Ah già Monno, dimenticavo che bisogna tenerti le manine quando fai la cacca. Ovetta, beh, alla fine allora sono riusciti a trovare dove dormire al caldo anche senza aver prenotato; meno male.”
O:        “E pensa che plima avevano anche un sacco di soldi, ma tanti tanti tanti, davvelo.”
M:       “Ovetta? Tu hai fatto la cacca?”
P:        “Maria e Giuseppe avevano un sacco di soldi? E poi cosa ne hanno fatto?”
O:        “Ho fatto la pipì, Monno. Poi hanno dato tutti i soldini a quei tle signoli che sono venuti quando è nato il bambino, non lo sapevi? Me l’ha detto la maeslta P.”
P:        “Ah, no, questo particolare mi è sempre sfuggito”
M:       “Adezzo sono a posto, vado a vedere se c’è ancora il progetto”
P:        “Il progetto? Quale progetto Monno?”
M:       “Quello che abbiamo fatto ieri con la mamma”
P:        “Quello non è un “progetto”; è un “presepe”, Monno; e comunque sì, è ancora là”
M:       “Ah! Ho sbaiato, Ovetta, papà, venite anche voi a vedere il pesepe?”
P:        “Certo che veniamo anche noi Monno”
O:        “Io non posso, devo fale la cacca adesso; papà dai, stai qui anche tu che facciamo quattlo chiacchele…”

A quanto pare a casa nostra il posto più indicato per fare “quattro chiacchere” è il bagno, quindi caso mai telefonaste a casa Ovetti, lasciate squillare per un po’ il telefono; magari stiamo facendo quattro chiacchere con un’Ovetto in bagno mentre fa la cacca…

PS: difficile crederci, lo so, ma forse questa è la settimana giusta…. Forse…





Media partner

2 12 2012

Dunque, se ho ben afferrato funziona così:

1) siamo entrati in dicembre,… che già di per se vuol dire correre come pazzi per trentungiornifilatisenzarespiraremai

2) causa Pica-nascita, papà Ovo aveva posticipato alcuni viaggi; posticipato fino a queste settimane, appunto.

3) La scorsa settimana era in carinzia ma solo dopo esse passato per Vicenza, è stato colto da nevicata a Cortina (ma ci stava passando solo, ahime) e si è pure dovuto mettere giacca e cravatta e parlare davanti ad un gruppo di persone che al sottoscritto sembravano una folla oceanica.

4) Questa settimana finirà a Potenza, Napoli, Pescara e Frosinone… fortuna vuole che la settimana lavorativa finirà giovedi.

5) La prossima forse sarà a Perugia ma ben bene non si ricorda più nemmeno lui.

6) Meglio non parlare dei weekend: già impegnati tutti senza eccezione sino a dopo Natale

7) Ovviamente bisogna tenere presente la doppia festa di Natale: quella dell’Ovetta a teatro e quella dell’Ovetto all’asilo

8) E sabato prossimo poi bisogna fare il Presepe, … e l’albero,… e le decorazioni fuori

9) E poi da sabato scorso non dimentichiamoci del calendario dell’Avvento, cioè quel calendario dove ogni sera i bimbi aprono un cassettino e si trovano una M&M per ognuno. Porca miseria devo correre a prendere le M&M.

10) Poi, a coronare il tutto come dimenticare l’invito per un matrimonio il 22 dicembre! (Il 22 ???? ma vuoi dire 3 giorni a Natale??? Ma “che idea originale”… si nota l’eufemismo???)

Ecco, con tutto ciò ben in mente un paio di settimane fa Papà Ovo è stato nominato “Media Partner” della classe dell’Ovetta.
Cioè, a dire il vero il titolo di “Media Partner” se lo è dato lui da solo per darsi delle arie e sentirsi meno fregato; le maestre gli hanno semplicemente rifilato 1800 fotografie scattate lo scorso anno scolastico e gli hanno chiesto di farne un bellissimo dvd.
A dire il vero erano state date ad un’altra mamma ed ad un altro papà, che però sono caduti sotto il peso delle 1800 foto.
Ah, servirebbero prima di Natale, of course.

A proposito d’impazzire; venerdì scorso…
“Papà Ovo? Dove sei?”
“Qui di sopra, che c’è mamma Ova? Sto visionando le foto”
“Direi che c’è bisogno di te qui.”
“Perché? Non stanno entrando in doccia i bimbi? Dai che sono concentrato”
“Appunto. Sai quel gioco che fanno gli Ovetti? Quello che chiamano “Crapa-Crapa”?”
“Si, quello dove quando sono tutti nudi prima di entrare in doccia si sfregano la testa a vicenda e ridono come pazzi, sì, lo conosco, lasciami lavorare.”
“Ecco, sai che avevano inventato anche “gomito-gomito” e “pancia-pancia”?”
“Sì, smetti d’interrompermi sempre”
“Bene, adesso vorrebbero fare “Pipino-pipina”!!!”

“Arrivo!”

Il dvd dell’Ovetta NON ha la precedenza assoluta.

PS: manca ancora poco poco per la nostra grande sorpresa, davvero poco, … ci siamo quasi… ma capite ammè… tengo un filo d’impegni…





L’ora di religione

25 11 2012

3 Venerdì fa…

“Papà…”
“Dimmi Ovetta”
“Ma plima di nascere, è velo che Pica ela…”
Una polpetta mi va di traverso – (Oh Gesummaria! Ma come! Hai 4 anni! Di già? No dico, non sono pronto, e poi, così, improvvisamente, allora, calma… non facciamoci prendere dal panico… qui urge una decisione chiara e incontrovertibile…. Vediamo: meglio optare per la cicogna o per il cavolo? No perché questa è una decisione che poi dovrà essere portata avanti per anni, è importante, e io non me l’aspettavo, oh Gesummaria”).
“… ela nella tua testa? Tua e della mamma?”
“Ah! Sì…. Certo…. Certo, io e la mamma ci abbiamo pensato tanto e poi quando abbiamo deciso poi è passata nella pancia” (Fiù….. è andata! Ho perso qualche anno di vita ma è andata).
“Eh no.”
“Come no?”
“Eh no, plima della pancia ma dopo la testa, è vero che è passata nel…”
(Arghhh!! Qui non la scampo! Allora, vediamo: io direi di optare per la cicogna, evito di portarla per campi alla ricerca dei cavoli, ma poi perché mamma Ova non c’è?! Eh?!”).
“… nel vostlo cuole”
“Ah! Sì, nel cuore, … certo. Mi ero dimenticato. Prima era nella nostra testa, ci abbiamo pensato tanto e allora è passata nel cuore; allora le abbiamo voluto tanto bene ed è finita nella pancia della mamma. Giusto?”
“Eh, sì. Lo sapevo io. E infatti anche la maestla Cinzia di leligione me lo ha detto.”
“Ah, ecco, … è stata la maestra Cinzia.” (Guai a lei, se me ne fa un’altra….)

2 Venerdì fa…

“Papà”
“Dimmi Ovetta”
“E’ vero che i nonni muoiono?”
Lo spinacio mi va di traverso – (Azz…dunque, c’è la storia del cerchio della vita, ma non la ricordo bene, forse potrei mettere il cartone del “Re Leone” ma la cucciola aspetta una risposta immediata e poi dove cavolo è finita mamma Ova???)
“Beh, vanno in cielo, come tutti prima o poi… ma non subito; e poi tu li porti sempre nel cuoricino”
“E anche i papà?”
“Si, certo, magari tra tanto ma anche i papà vanno in cielo”
“E anche le mamme?”
“Stessa cosa”
“E anche gli zii A.”
“Sì, anche gli zii A; scusa Ovetta, oggi hai fatto lezione di religione con la maestra Cinzia?”
“Sì sì, come fai a sapello? E comunque anche la maestla Cinzia dice che tutti vanno in cielo plima o poi.”
“Ah, ecco,… vedi, papà e la maestra Cinzia sono d’accordo.” (Poi settimana prossima la acchiappo io la maestra Cinzia…)

Venerdì scorso

“Papà”
“Dimmi Ovetta” (lo so che hai fatto lezione di religione ma sono pronto. Qui alla mia sinistra ho del valium e un defibrillatore, alla mia destra mamma Ova che ho incatenato qui con me. Spara, sono pronto a tutto.)
“Oggi abbiamo gualdato un film con la nascita del Bambin Gesù”
“Hai guardato un film? Tu?” (cioè proprio tu che non puoi vedere biancaneve e i sette nani perché hai paura della strega? Che non sopporti Cenerentola perché il gattaccio tratta male i topini? Che eviti Tom e Jerry perché ancora credi che alla fine vinca Tom? Che non guardi paperino perché ti fa paura quando si arrabbia? Proprio tu hai guardato un film???)
“Si, celto. Ho gualdato un film e c’elano tle signoli che andavano a tlovale Gesù che ela appena nato e semblava Pica e allora fanno una festa. E sai che festa ela?”
“Ehm… no, … dimmi”
“Ela la festa del Natale! E’ pel questo che c’è il Natale! Ma pensa te! E’ pel licoldale la nascita del bambin Gesù! Hai capito?”

Papà Ovo ha realizzato che:

1)            gli infarti sono dietro l’angolo;

2)            la maestra Cinzia ha in mano un potere immenso;

3)            l’Ovetta, comunque sia,  sta crescendo e impara.

PS: La storia della nascita con i vari passaggi testa… cuore…pancia è presa da “Buon compleanno” di Laura Orsolini (si veda qui)

PS2: da quando settimana scorsa papà Ovo si è sbilanciato sulla data del 4 dicembre come il prossimo passaggio epocale, ne sono successe di tutti i colori.
I tamburi continuino a rullare, le trombe continuino  a squillare, papà Ovo ce la sta mettendo tutta… ma non è che sia proprio certo di riuscirci…se ce la farà, domenica prossima sarà certo un post speciale…





Fratellità

18 11 2012

Sì, vero, in questo momento la Pica-Ovetta è al centro delle nostre attenzioni, ma fratello e sorella maggiore come l’hanno presa?

Ovetto /1 – All’ospedale due giorni dopo la nascita della sorellina.
“Monno, vieni che ti faccio vedere la tua sorellina, dai vieni in braccio che ti faccio vedere al di là del vetro.”
L’Ovetto salta in braccio, mani al collo, si affaccia sulla vetrata della nursery dove una ventina di culle fanno bella mostra di altrettanti piccole creature.
Il Monno le guarda, poi guarda suo nonno con gli occhi luccicanti a fianco e gli urla in faccia: “NOI DOPO PENDIAMO TUTTI QUETTI BIMBI E POTTIAMO A CASA” (Caro vetusto ed anziano nonno, nel caso non ti sia noto tra pochi giorni noi prenderemo tutti questi pargoletti e ce li porteremo a casa nostra, tutti tutti… non ne lasceremo alcuno)
Segue risata generale.
“No tesoro, noi prenderemo solo la tua sorellina, quella li, vedi?”
“Ah!…. NOI DOPO PENDIAMO SOLO QUELLA LI, GLI ATTI NO, EH PECCATO” (Ohibò! Non avevo colto codesto concetto… aspetta che ci penso un poco e lo metabolizzo…. Ecco sì, ho capito, allora: noi tra qualche giorno ci porteremo a casa solo la bimba che sta qui davanti, per gli altri… eh, peccato, loro no, mi sa che rimarranno qua.”

Ovetta /1 – A casa il primo giorno in cui anche Pica era a casa con noi.
“Forza Ovetta, che è ora di andare a dormire.”
“No, io a dolmile non ci vado”
“Come sarebbe a dire che non vuoi andare a dormire? E da quando? Tu sei sempre molto brava nell’andare a dormire, che succede?
“Io voglio stale con Pica”
“Ma anche Pica deve andare a dormire, lei è piccina.”
“E se domani non c’è?”
“??? In che senso?”
“E se me la poltate via?”
“Ma Ovetta nessuno te la porta via, è per questo che non vuoi andare a nanna?”
“Si, io voglio stare semple con Pica e dale tantissimi bacini alla mia solellina.”
“Ti prometto che domani ci sarà ancora e potrai darle tutti i bacini che vuoi.”
“Davvelo? Plometti? Posso tenella in blaccio?
“Davvero, prometto e potrai tenerla anche in braccio. Adesso fila a letto.”

Ovetto /2 – A casa un giorno in settimana.
“Guarda Monno, è arrivata a casa la tua sorellina”
“Ciao Pica, bella bella, ti do un bazino (bacino), sei bella bella, adesso ti fazzo (faccio) vedere cosa sono capaze (capace) di fare, una cosa impottantissima”
…e parte, per tutta la casa, facendo vedere a sua sorella come è bravo lui a saltare per tutta la casa (i vicini del piano di sotto non credo apprezzino troppo).

Ovetta /2 – In macchina ieri sera.
“Forza Ovetta, scendi che parcheggio e andiamo a casa”
“Sai papà…”
“Dimmi tesoro”
“…Pica è a casa, vero?”
“Certo. Adesso parcheggiamo la macchina in garage, poi prendiamo l’ascensore, saliamo fino all’ultimo piano a casa nostra e vedrai che è lì che ti aspetta”
“Si, lo so. Io lo sento di già.”
“Senti di già cosa?”
“Sento già da qui il buon odore dei suoi capelli!”

Direi che l’ultimogenita è stata accolta benone.

Rullino i tamburi, squillino le trombe, grossissime novità (no, non intendiamo il quarto Ovetto!!!) tra tre settimane.
Papà Ovo ci lavora da un anno, ha perso qualche nottata… quando ancora farlo non era considerato sacrilegio, e tutto sarà svelato senza intoppi (spero) la prima settimana di dicembre.





25/10/12 #3

11 11 2012

(segue da settimana scorsa)

25.10 – ore 03.22
Ed eccoci qui nella sala parto betulla… o era ginestra… o rododendro…. Vabbè.
C’è mamma Ova che spinge (no, aspetta, l’ostetrica ha detto che non devi, si, va bene cara, si, va bene, come vuoi), ci sono io che mangio caramelle ogni tanto, c’è un’ aiutante giovane, c’è l’ostetrica che ne sa più del dottore e ovviamente non c’è il dottore: direi tutto nella norma.
Il sottoscritto viene posizionato su uno sgabello scomodissimo e di Fantozziana memoria ad osservare su un tracciato di carta l’incremento delle curve delle contrazioni; tra l’altro ho anche la lucidità sufficiente per notare che all’aumentare delle contrazioni aumenta anche il numero di caramelle ingoiate.
Poi, proprio mentre mamma Ova si cimenta nelle sue spinte migliori, proprio mentre papà Ovo scarta caramelle a più non posso, proprio mentre l’ostetrica urla “spingi!!!”, proprio mentre la testolina fa capolino, ecco il luminare entrare in sala con aria trasandata: “allora? Come siamo messi? Manca tanto?”
Papà Ovo con fare tantrico si trattiene dal dare un pugno anche questa volta, si gira dall’altra parte e fissa un orologio da parete che scocca le sue informazioni: 25 ottobre 2012; ore 04:13

Un secondo dopo, un vagito bellissimo riempie la stanza.

Nelle due ore successive riesco a chiamare gli Ucas per dare la bella notizia: i primi ovviamente non si possono spostare da casa Ovetti, i secondi probabilmente erano già in macchina alla fine della telefonata ma ovviamente non afferrano le fondamentali linee guida per non perdersi tra i petali vari.
Poi riesco a compilare tutti i moduli che mi vengono portati davanti firmando cose di cui spero di non pentirmi in seguito; preso dall’ansia di firmare tutto il firmabile riesco  a sbagliare su uno di questi moduli il nome della neo-Ovetta mettendo il nome della primogenita e riesco anche (quasi) a disintossicarmi dalle caramelle.
Poi, all’alba, mamma Ova viene trasferita in reparto e visto che gli Ucas sono ormai ufficialmente dispersi da più di un’ora tra i vari petali e di loro ormai si sono perse le tracce, decido di uscire, abbandonarli a loro stessi nella speranza che riescano a ritrovarsi per l’ora delle visite ufficiali del tardo pomeriggio.
Mi concedo il lusso di una colazione al bar, compro una copia del Corriere che rimarrà intonsa per anni e finalmente rientro in casa per rispondere alla raffica di domande degli altri Ucas.

25.10 – ore 07.47
Gli Ucas sono appena usciti, mi spoglio, mi lavo faccia e mani, mi metto una tuta pulita, dalle tasche mi cade una caramella allo zucchero e liquirizia alla cui vista un conato sale improvviso.
Mi rilavo i denti.
Poi mi stendo sul letto, afferro il cellulare e mando una raffica di sms.
Ecco, ora spengo il cellulare e finalmente mi sdraio sul letto, metto on line l’annuncio della nascita della Pica-Ovetta e la testa sfiora il cuscino proprio quando gli occhi stanno quasi per chiudersi.
Ed ecco che proprio in quel momento, dal piano di sotto, si sente all’unisono: “Papàààà? Papààààà? E’ ora di svegliarsi?” “Papààààà, scappa pipìììì”
Bene,  anche questa notte non ho chiuso occhio, non so come arriverò a sera ed il bello è che Pica, finora, proprio non ha colpa alcuna; però oggi sarà proprio una giornata da vivere, …ancora un pochino di più.
Mi alzo, riesco a scendere le scale senza cadere malgrado gli occhi proprio non abbiano voglia di aprirsi.

Apro la porta della cameretta e  sorrido: “Eccomi qua bimbi, ed ho anche una bellissima sorpresa per voi!”

I 3 Ovetti a casa loro per la prima volta insieme





25/10/12 #2

4 11 2012

(segue da settimana scorsa)

25.10 – ore 02.52
Al banco del pronto soccorso un’infermiera si prende cura di mamma Ovo mentre il sottoscritto prima parcheggia e quindi trasporta una sacca formato gigante in pronto soccorso.
“Tutto bene?”
“Si, adesso ci portano in ginecologia”
“Ma come, hai già fatto check-in?”
“Si, l’infermiera mi ha chiesto se era il primo figlio; quando ha scoperto che era il terzo ha abbandonato ogni forma di burocrazia ed ha deciso di spedirci su”.
Segue trasferimento attraverso un percorso labirintico nei meandri dell’ospedale con l’infermiera (che funge anche da guida) a spingere la carrozzina di mamma Ova ed il sottoscritto (che funge da sherpa) a seguire.

Pregasi notare che nell’ospedale di nuovissima concezione degli Ovetti non ci sono i “settori” ma i “petali”, non ci sono i “piani” ma i “fiori” e grazie a Dio sono rimasti i letti numerati.
DI fatto finiamo in un qualche petalo di un qualche fiore di cui papà Ovo proprio non si ricorda.

25.10 – ore 03.01
“Ecco, andate pure dietro il paravento e lei si cominci spogliare” dice l’infermiera prima di andarsene e lasciare il posto ad un’altra infermiera che fa la visita del caso.
“Bene, adesso si rivesta che tra un secondo arriva il dottore”.
“Buon giorno” dice immediatamente dopo un medico appena entrato.
Lo sguardo di mamma Ova si accende; “E’ lui!” dice.
“Lui chi?” dico io
“Il dottore: è quello che non capiva una mazza quando è nata la prima Ovetta (si veda qui)!”
“Ma chi, il coglione? (quando serve ho il dono della sintesi)
Quello che mi ha mandato a casa perché non erano le contrazioni giuste quando poi hai partorito due ore dopo?
Quello che mi ha fatto fare il tragitto casa/ospedale alla velocità della luce?
Quello che in sala parto è stato dalla parte opposto a dove eri tu intento a scrivere il referto quando non avevi ancora partorito?
Proprio lui ?
Vuoi dire che a distanza di quattro anni e con la crisi globale galoppante questo “luminare” della medicina non l’hanno ancora licenziato?
E soprattutto, nel nostro piccolo, vuoi dire che dopo quattro anni ce lo becchiamo ancora?
Ma sei sicura?”
“Si, lo riconosco dalla voce”.
Mentre mamma Ova si riveste e si ributta sulla carrozzina, papà Ovo sbuca da dietro il paravento e… mamma Ova aveva ragione.
Comincia un interrogatorio da parte del “luminare” a mamma Ova lungo 21 minuti.
Nell’interrogatorio si appurano: malattie pregresse fino alla seconda generazione ivi inclusi i bisnonni morti ormai da lustri, le abitudini alimentare della puerpera (che notoriamente ha gusti bizzarri in fatto di cibo), il numero di parti pregressi ed il sesso dei bimbi e probabilmente anche le tendenze musicali degli stessi.
Il sottoscritto rimane ad ascoltare, pronto a saltare alla giugulare del luminare in caso, anche questa volta, alla fine avesse optato per la sua più nota frase “il futuro papà può andare tranquillamente a casa perché tanto queste non sono le contrazioni giuste”.
Egli, il luminare, non sa invece che avendo optato per una più consona “adesso la ricoveriamo”, di fatto si sia salvato da solo la vita.
Poi, appena uscito, l’ostetrica sentenzia: “macchè ricovero, lei va dritta in sala parto e sbrighiamoci pure!”
Papà Ovo decide all’istante che l’ostetrica è degna di infinita ammirazione e che è il momento di cominciare ad attingere alla sua scorta di caramelle allo zucchero e liquirizia.

(segue e finisce nel prossimo post)








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