Il cantiere

21 03 2010

E’ impaziente.
Da quando ha ottenuto l’ok per la visita giornaliera non sta più nella pelle.
Corre avanti ed indietro tra la finestra e la porta d’ingresso.
Quando è davanti alla finestra la indica chiaramente, la in fondo alla strada, ora la indica a papà Ovo, ora a mamma Ova, ora la mostra all’orsetto Teddy, ora a se stessa.
Quando è davanti alla porta d’ingresso ci guarda con fare severo e punta il ditino verso la porta stessa (“Orsù, genitore, hai detto che andavamo a trovarla, ed allora andiamoci, no!”)
Alla fine mamma o papà Ovo cede; si veste ed esce con la piccola. Pregasi notare che a questo punto la cucciola, avendo molto fretta di arrivare,  non accenna minimamente a salire sul passeggino ma si avvia lungo il giardino con fare spedito.  (“Orsù genitore, mi hai fatto già perdere troppo tempo, vedi di muoverti ora”)
Una volta al cancello gira a destra e, controllato esser mano nella mano con uno dei due vetusti, attraversa la strada per dirigersi verso il piccolo parcheggino all’angolo della via, parcheggino dietro il quale, finalmente, si staglia lei, l’oggetto di tanta smania, frutto di alta ingegneria,  probabile soggetto dei sogni più segreti dell’Ovetta, colei che svetta nel cielo quasi ormai azzurro… la Gru!

Ebbene si, all’angolo della nostra via sta per sorgere un palazzo e l’arrivo della grù ha gettato nuove priorità all’Ovetta (non si può stare senza vederla ogni giorno), ha allargato i suoi confini (si cammina fino al parcheggino, appunto), ha ampliato le amicizie (ormai ci conosce anche il gruista) e stiamo gettando i semi per un ampliamento delle stesse (anche i camionisti delle betoniere ci riconoscono ed anche quelli che lavorano ai silos del calcestruzzo e tanti altri): insomma ci si è aperto un mondo!

Poi, dopo una decina di minuti di contemplazione estatica, una botta di stanchezza improvvisa ci accascia sul passeggino ed una volta seduta il genitore di turno può, volendo, riportare la piccola fino a casa; piccola che affronta il viaggio di rientro girata all’indietro onde poter salutare con la manina l’amica gru fin dove l’occhio può correre a vederla.
Infine, rientrati a casa, si corre nuovamente alla finestra, ci si accerta che ella sia li e stia bene e si fa ciao ciao con la manina.

Tutti i giorni.
Piccolo problema: il cantiere ha appena aperto, secondo il piano regolatore comunale nell’area dovrebbero sorgere 2 piccole torri, e almeno 4 palazzi; probabilmente alla fine della costruzione dell’intero plesso il gruista sarà il miglior amico della famiglia Ovetti!

P.S.: in settimana l’Ovetta è stata oggetto di ricatto.
Nonno Etto ha usato sulla piccola il seguente bassissimo ricatto: “se mi dici Nonno ti do il biscotto”. La piccola, che ucciderebbe per del cioccolato, non ha battuto ciglio: “Nonnu” ha esclamato per la prima volta, estirpando dalle mani dell’UCAS il dolcetto e ficcandoselo in bocca.
Se vi dovesse capitare di passare in paese e vedere un tipo che vaga con sguardo assente dicendo “Mi ha detto Nonnu”…. È lui!

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One response

18 04 2010
Ad ognuno i suoi problemi « The Ovetti Family History

[…] venerdi scorso infatti il gruista (per chi non sapesse di cosa si stia parlando pregasi leggere qui) ha “parcheggiato” la gru con il muso in una direzione diversa dal solito; sebbene ai più ciò […]

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