Il battesimo dell’Ovetto: un’epopea familiare #2

27 02 2011

(segue)

Ovviamente non lo confermerà mai, ma il buon Don P. durante il battesimo dell’Ovetto si trovava davanti la seguente singolare formazione (da sinistra a destra):

1) il padrino dell’Ovetto (….e fin qui poco male direte voi);
2) l’altro padrino dell’Ovetto (… e già qui vi chiederete cosa abbiamo di congenito verso le madrine visto che sia l’Ovetta che l’Ovetto hanno collezionato solo padrini maschietti);
3) Papà Ovo, impegnato in una silenziosa lotta contro un piccolo di pittbull che, tenuto in braccio, cerca di divincolarsi in tutti i modi;
4) Mamma Ova, che fa stretching alle braccia cercando di darsi un tono (il che è dura visto che sta cercando di riprendere l’uso delle braccia stando in prima fila durante una funzione religiosa);
5) Accovacciata, ora qua ora là, l’Ovetta.

Ovviamente c’è una spiegazione:

Una volta caricata l’intera famiglia in macchina ed avviata la carovana verso la Chiesa, il Monno (al secolo l’Ovetto) ha passato i primi dieci minuti in una lotta all’ultimo respiro verso il cappellino in tono con il pantalone e con la giacchetta sferruzzati da Nonna Clava.
Il suddetto cappellino, unico pezzo dell’intero vestiario ad essere effettivamente della misura giusta, prima tirato da manine piccole ma forti, quindi ciucciato a più riprese ed infine oggetto di morsi poderosi è stato salvato giusto perché il tragitto verso la chiesa era finito.
Sfortunatamente la lotta col cappellino aveva risvegliato l’indole mascolina dell’Ovetto che ha quindi continuato la sua performance in chiesa cercando di afferrare qualsiasi oggetto capitasse a tiro… la panca di legno, il vestito di mamma, quello di papà, la tunichetta bianca, il vestito di Don P, per non parlare di questo bellissimo cero appena portato e via dicendo…
A rendere complicato il tentativo di arginare le prodezze del piccolo pittbull (pardon, volevo dire dell’Ovetto) ci si metta anche il vestito di due taglie più grande (sempre dono di Nonna Clava). Trattenere il piccolo NON voleva dire necessariamente trattenere il vestito: ebbene sì, in un paio di occasioni è avvenuto che l’Ovetto rimanesse cosciotti al vento a prendersi una benedizione.
Poi, adesso è facile capire il perché, a metà Messa, mamma Ova ha passato l’arduo compito a papà Ovo ed ha cominciato una sessione defaticante alle braccia.

Una volta benedetto l’Ovetto, via di corsa verso il luogo adibito a festicciola per i più intimi… beh, magari qualcuno in più.

Qui il festeggiato, amareggiato dal non aver potuto riprendere la lotta col cappellino nel percorso di ritorno, ha deciso di mostrare senza ritegno la propria superiorità nei confronti dell’assise ivi convenuta: ha messo su il suo sguardo a metà tra il sempre sorpreso (“ma dai!…”) ed il superiore (“…non me ne frega nulla!”) e si è fatto fare praticamente di tutto.
Ora in braccio ai nonni, ora seduto, ora ancora in braccio all’amico, ora seduto ancora, ora in braccio al cugino, ora seduto, le ore sono passate senza spargimento di pianto alcuno; giusto quando un bimbo un po’ più grande ha fatto scoppiare a raffica i palloncini con un BANG! BANG! BANG! assordante, ecco, giusto allora l’Ovetto l’ha degnato di uno sguardo a dire (“ma ti sembra il caso?”).
Poi, visto che il tutto sembrava andare per le lunghe, lui si è eclissato, si è fatto portare il suo amato seggiolone-monstre, e si è addormentato senza una parola (“fate un po’ come vi pare, io ho sonno”).

Anche il resto della famiglia Ovetti è riuscito a giungere al termine della festa, mamma e papà cercando di parlare almeno due minuti con tutti i convenuti… e non si sa se vi siano riusciti.

L’Ovetta prima giocando con tutti i bimbi che capitavano a tiro, poi, a mano a mano che la gente se ne andava, ha requisito lo zio A costringendolo a correre in lungo e in largo per tutta la sala; lo zio A ha accettato di buon grado salvo poi realizzare che il gioco non si intendeva concluso dopo “soli” 45 minuti di corsa ininterrotta.

Alle ore 21,02… quattordici ore e due minuti dopo la sveglia mattutina e con tutto quello che era passato in mezzo, l’Evento volgeva al termine.
Gli invitati se ne erano tutti andati, la sala aveva ripreso un aspetto civile, il festeggiato si era risvegliato ed aveva subito voluto un rabbocco di pappa, i nonni stremati stavano prendendo la via di casa, lo zio A aveva finalmente smesso di correre causa azzeramento energie, mamma Ova e papà Ovo intimamente ringraziavano di essere giunti in fondo.

E l’Ovetta?
Beh, lei ha guardato tutti e poi ha detto: “Desso tutti casa mia fetta?!?” (Adesso venite  tutti a casa mia a fare un’altra festa???)

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