L’estate degli Ovetti

2 09 2012

L’estate della famiglia Ovetti è, purtroppo, giunta al termine.

La stagione itinerante si è conclusa con un successo su tutta la linea tale per cui papà Ovo è già intenzionato a bissare prenotando il prenotabile per la stagione 2013 ma, ahimè, pare sia un poco prematuro.

Comunque, a titolo d’imperitura memoria, il tutto si è svolto nel seguente modo:

  • Settimana 1 – Ovetti dagli “Ucas Primi” al mare e Ovo genitori che provano l’ebrezza di esser tornati piccioncini… pancia della Ter-Ovetta permettendo.
  • Settimana 2 – Tutta la Ovetti family al mare in abruzzo in amena località turistica ed altrettanto ameno albergo costruito ad uso e consumo di bambini; papà Ovo prova l’emozione di un dolce far nulla per ben settegiornisette
  • Settimana 3 – Ovetti in montagna dagli “Ucas Secondi” e Ovo genitori nuovamente “singles”… che lusso!
  • Settimana 4 – Tutta l’Ovetti family nuovamente al mare ma questa volta nel piccolo appartamento degli Ucas; gran caldo, gran gente, gran focaccia.
  • Settimana 5 – Mentre papà Ovo rientra al lavoro, il resto della famiglia Ovetti viene raggiunta dagli Ucas  e, sorpresa sorpresa, dallo zio A folgorato sulla via di Beirut nel senso che, a poche ore dalla partenza del suo aereo per Beirut, lo zio si è improvvisamente reso conto che la situazione mediorientale non suggeriva una vacanza in quei lidi; molto meglio il mare della liguria… ma va?!?!

E gli Ovetti?

Beh, l’Ovetta ha avuto un inizio dubbioso, in cui ha fatto prima impazzire gli Ucas – causa stomatite acuta in bocca.
Poi, dalla settimana 2, trasportata in mezzo ad altri bimbi, con un mare più facile e con mamma e papà sempre lì ben in vista, ha realizzato che si poteva anche mangiare con Tania, l’animatrice dell’albergo, si poteva entrare in mare con i braccioli  e sguazzare anche dove non si toccava e si potevano mangiare tutte le more che papà fosse riuscito a “prendere a prestito” dal vicino orto.
Se a questo aggiungiamo che si poteva anche correre sul lungomare all’impazzata fino a cadere stremati, urlando il nome del proprio “fratello preferito”(pardon volevo dire “flatello plefelito”), si può ben capire come se la sia spassata un mondo.

Dal canto suo, il Monno prima ha fatto capire agli Ucas che lui ha sempre bisogno di doppia razione di pappa.
Poi, dalla settimana 2, trasportato in mezzo ad altri bimbi e con mamma e papà sempre a portata di vista, si è tranquillizzato quando Tania ha cominciato a riempire il suo piatto più e più volte, ha accettato di indossare i braccioli prima di sparire in mare (anche se questi lo rallentavano non poco nelle sue performances), ha socializzato con il “Signor Giuseppe” (il cameriere) ed ha censito in maniera precisa tutte le moto, le bici e le “macala” (macchine) di tutti i posti visitati.
Se a questo si aggiunge che al rientro dalle villeggiature, come promesso, gli è stato concesso di togliere in maniera definitiva il patello si può ben capire come anche lui si sia divertito parecchio.
“Monno patello pù pelchè Monno grande grande, patello Pica pelchè Pica piccola, eh, si” (Ohibò, mi sembra alquanto scontato dover sottolineare di non dover più indossare alcun pannolino nemmeno di notte in quanto io divenuto sufficientemente grande; cionondimeno detti pannolini torneranno utili a mia sorellina Pica dato che la stessa sarà, una volta nata, …piccolina)

Insomma, un trionfo…, certo ci sarebbe da raccontare la storia dei treni… ma questo lo facciamo domenica prossima.

Per adesso bentornati a tutti !

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